IL PREP. ATLET. MARVIN VIGANI “CON QUESTI RITMI DI GARE RAVVICINATE LA PREPARAZIONE E’ FONDAMENTALE”
12 Marzo 2026
Da sei stagioni MARVIN VIGANI è il preparatore atletico
della Pergolettese. Una figura professionale sempre più importante nel calcio
odierno, dove i calciatori sono chiamati sempre di più a grandi sforzi, con spesso
pochi giorni di riposo tra una gara e l’altra. Un lavoro sempre più difficile, che
inizia a luglio e che deve cercare di far mantenere una forma accettabile alla squadra
per dieci mesi.
“Per noi è una bella sfida. In questi sei anni che sono qui ho avuto la
possibilità di confrontarmi con tanti tipi di allenatori. Ogni allenatore ha
una sua metodologia che noi come preparatori, assieme allo staff medico,
cerchiamo sempre di interagire e adattare quello che è il lavoro, a ogni
stagione c'è un carico diverso. Ovviamente nella prima parte di stagione
dobbiamo costruire quello che poi portiamo avanti durante l’anno. Ovviamente un
giocatore non può essere al top della forma per tutta la stagione: durante il percorso
ci possono essere infortuni, momenti di calo: sta poi a noi comunque monitorarlo
con i nostri mezzi tecnici, adattare il lavoro e metterlo nelle condizioni di
stare bene il più a lungo possibile.”
Adesso arriva il periodo clou: fondamentale. L'obiettivo è
proprio quello di avere la squadra al top in questo periodo cruciale, no?
“Sì decisamente, perché in questo periodo cruciale hai meno tempo per
recuperare da un eventuale infortunio e diventa importantissimo anche il lavoro
di prevenzione. Sono una serie di esercizi che noi impostiamo e costruiamo sui
giocatori nella parte iniziale. 30 minuti prima dell’ allenamento sul campo con
l’aiuto dei miei collaboratori, Gabriele Visioli e Edoardo Mussa, prepariamo
sempre un percorso che chiamiamo pre-training, dove ogni giocatore viene in
palestra e costruisce quello che è un gruppo di esercizi che non sono per forza
di pesistica, ma vanno dalla prevenzione per le caviglie piuttosto che per
eventuali infortuni pregressi. Cerchiamo in quest'ultima parte della stagione
di mantenere alti i parametri, ma soprattutto cercare di dare al mister più
giocatori possibili a disposizione, che è poi quello che un po' ci chiede la
società.”
Anche i giocatori stessi hanno capito l’importanza di questi dettagli?
“Negli ultimi anni sono loro stessi a chiedere di lavorare sempre di più e
hanno capito l’importanza di questi dettagli. Abbiamo giocatori che si
presentano magari un'ora prima dell'allenamento e vogliono fare questo lavoro.
Poi abbiamo comunque “i trascinatori” che sono giocatori per noi leader da
questo punto di vista, che sono qua da anni e danno l'esempio ai ragazzi più
giovani. Quando vedi un Arini o un Lambrughi che ti si presentano in palestra
comunque sempre, costantemente, per un lavoro specifico e non mollano mai, da
quel punto di vista è un traino incredibile per noi preparatori e per tutti e rafforza
quello che è il nostro tipo di metodologia.”
Abbiamo da poco lasciato alle spalle due lunghi periodi con
partite ogni tre giorni. Come strutturate il lavoro per questi momenti?
“Noi strutturiamo solitamente il micro ciclo settimanale sulla base di partita
su partita. In base a quello, collochiamo i vari lavori di potenza, di forza e i
lavori aerobici. Lavoro aerobico magari il primo giorno, costruiamo i lavori di
forza il secondo e potenza il terzo. Abbiamo meno giorni, riduciamo il volume e
adattiamo a quello che è la nostra settimana a disposizione.”
Cosa completamente diversa con la settimana libera.
“Decisamente. Riusciamo a rigenerare quelli che han fatto la gara e allenare
quelli che han giocato meno. Abbiamo la possibilità di portare tutti più o meno
alla pari, minutaggi permettendo, perché poi ovviamente chi gioca di più ha più
gamba e noi cerchiamo di completare quel lavoro. Però avere la settimana tipo
per noi è tanta roba, ci consente di dividere meglio tutto il lavoro. “
Sotto il profilo atletico la squadra ha sempre risposto bene, segno di un
lavoro importante.
“Ci supportano anche i dati, perché noi monitoriamo tramite i GPS le gare e
abbiamo visto che comunque il trend è rimasto positivo. Nelle rotazioni delle
tre gare si sono mantenuti dei dati interessanti sia sulle alte intensità, che
è un po' il parametro che noi guardiamo, ma anche sulle potenze, che è un altro
dato per noi interessante. Quello che abbiamo fatto è mantenere un microdosing.
Si chiama comunque microdosing perché noi facciamo delle pillole piccole ma
costanti anche quando abbiamo le gare ravvicinate, individualizzando il più
possibile i carichi. Chi ha giocato tre gare in una settimana, va trattato
diversamente rispetto a un giocatore che non ne ha fatta neanche una e ha
bisogno di allenarsi. Questo è un po' il nostro principio e sono contentissimo del
lavoro che facciamo. Con i miei collaboratori ci dividiamo il lavoro degli
infortunati e i lavori in palestra, sia di forza che di potenza. Siamo un bel
team anche sotto l'area della performance, questo sì. “
